lunedì 3 gennaio 2022

Lunedì d'Autore

 

Karen Blixen

- Karen Christentze Dinesen, baronessa von Blixen-Finecke (Rungsted, 17 aprile 1885 – Rungsted, 7 settembre 1962), è stata una scrittrice danese, nota con vari pseudonimi, il più famoso dei quali è Karen Blixen; pubblicò opere anche con il nome di Isak Dinesen (suo cognome di nascita), Tania Blixen, Pierre Andrèzel e Osceola.-

Biografia

I primi anni

Karen nacque a Rungsted, in Danimarca, nel 1885. Durante i primi anni della sua vita, crebbe negli agi della sua bella residenza di campagna a Rungsted, a una trentina di chilometri da Copenaghen, con la madre Ingeborg Westenholz, il padre Wilhelm Dinesen, a cui era molto affezionata, i fratelli Thomas e Anders e le due sorelle. Il padre, proprietario terriero che partecipava alla vita politica del Paese, si suicidò quando lei aveva solo nove anni.

Dal 1903 al 1906 frequentò le accademie delle Belle Arti di Copenaghen, Parigi (1910) e di altre città d'Europa.

Nel 1907 scrisse i suoi primi racconti, sotto lo pseudonimo di Osceola, dal titolo Gli eremiti e L'aratore, mentre è del 1909 La famiglia de Cats] Nel 1912 visitò Roma durante un viaggio col fratello Thomas.



L'Africa

Il 2 dicembre 1913 partì per l'Africa insieme al cugino, il barone svedese Bror von Blixen-Finecke, con il quale nel frattempo si era fidanzata, con lo scopo di acquistare una fattoria, per vivere lontano dalla civiltà e provare nuove emozioni. Nel 1914 sposò il cugino Bror a Mombasa ed insieme acquistarono una piantagione di caffè ai piedi delle colline di N'Gong, vicino a Nairobi, e vi si trasferirono, iniziando l'avventura da tanto tempo sognata.

Il matrimonio terminò nel 1925 con il divorzio e Karen restò da sola a dirigere la piantagione che ormai era la sua ragione di vita. Una grande crisi del mercato del caffè la costrinse però a chiudere la fattoria nel 1931 e a far ritorno in Danimarca il 31 agosto dello stesso anno. Non tornerà mai più nella sua amata Africa e si dedicherà con passione alla scrittura. Le resterà sempre, però, una grande nostalgia per la sua terra africana.

La Blixen collaborò col giornale di sinistra Politiken come corrispondente da Berlino durante l'anno 1940 e nel 1941 da Helsinki e scrisse Lettere da un paese di guerra.



Ultimi anni

Usando lo pseudonimo di Isak Dinesen, scrisse in inglese il primo lavoro che le avrebbe portato il successo: Sette storie gotiche, una raccolta di sette racconti pubblicata sia negli Stati Uniti che in Inghilterra nel 1934. Tre anni dopo, nel 1937, scrisse ancora in inglese quello che sarebbe rimasto il suo capolavoro e per il quale resterà famosa nel panorama letterario del XX secolo: La mia Africa, una sorta di diario dove racconta i suoi anni passati in Kenya e i suoi rapporti con la natura e con i nativi del posto, dei quali ammirava il modo di vivere.

Negli anni che trascorse in Danimarca la sua salute fu molto cagionevole e passò lunghi periodi in ospedale a causa della sifilide, malattia venerea trasmessale dal marito. Negli ultimi anni di vita fu costretta, per via della malattia che non le consentiva più di lavorare alla scrivania, a dettare i suoi romanzi alla segretaria. Morì il 7 settembre 1962, all'età di settantasette anni.

I suoi ricordi africani, le fotografie e le lettere dell'amato Denys Finch Hatton, dopo la separazione dal marito suo compagno (peraltro rapidamente infedele), la sua scrivania e molti oggetti personali sono conservati nella sua casa, divenuta museo nel 1991 grazie agli introiti del film La mia Africa, tratto dal romanzo omonimo. Nel museo si possono ammirare anche diversi quadri dipinti dalla stessa Blixen.

Nonostante diverse candidature al Premio Nobel per la letteratura, Karen non lo vinse mai; dopo che sono stati resi pubblici gli archivi della commissione fino al 1960, all'inizio del 2010 è emerso che i giurati preferirono scegliere altri scrittori piuttosto che la Blixen per non suscitare polemiche su presunti favoritismi verso autori scandinavi.



Trasposizioni cinematografiche

  • Dal racconto La storia immortale, contenuto nella raccolta Capricci del destino, è stato tratto nel 1968 il film Storia immortale scritto e diretto da Orson Welles. Lo stesso racconto è stato anche oggetto di rappresentazioni teatrali.
  • Dal racconto Ehrengard, pubblicato postumo, è stato tratto nel 1982 l'omonimo film diretto da Emidio Greco.
  • Dal racconto Il pranzo di Babette, contenuto nella raccolta Capricci del destino, è stato tratto nel 1987 l'omonimo film, vincitore dell'Oscar al miglior film straniero.
  • Dal romanzo La mia Africa è stato tratto nel 1985 l'omonimo film diretto da Sydney Pollack, vincitore di sette Premi Oscar 1986

Opere tradotte in italiano

(dove disponibile è indicato l'anno di prima pubblicazione)

  • Il matrimonio moderno, 1923 (trad. di Anna Cambieri, Adelphi, Milano, I ed. 1986)
  • La vendetta della verità ,1926 (La verità vendicata : una commedia di marionette, a cura di Inge Lise Rasmussen Pin, trad. di Inge Rasmussen Pin e Daniela Curti, Giardini editori e stampatori, Pisa 1989)
  • Sette storie gotiche, 1934 (con il titolo Una notte a Parigi e altri racconti gotici, trad. di Alessandra Scalero, Mondadori, Milano, I ed. 1936; con il titolo Sette storie gotiche, trad. di Alessandra Scalero riveduta da Adriana Motti, Adelphi, Milano, I ed. 1978)
  • La mia Africa, 1937 (trad. Lucia Drudi Demby, Feltrinelli, Milano, I ed. 1959)
  • Racconti d'inverno, 1942 (trad. di Paola Ojetti, Feltrinelli, Milano, 1960; trad. di Adriana Motti, Adelphi, Milano, I ed. 1980)
  • I vendicatori angelici, 1944 (trad. di Bianca Candian, Adelphi, Milano, I ed. 1985)
  • Dagherrotipi, 1951 (trad. di Bruno Berni, Adelphi, Milano, I ed. 1995)
  • Ultimi racconti, 1957 (trad. di Paola Ojetti, Feltrinelli, Milano, 1962; trad. di Adriana Motti, Adelphi, Milano, I ed.1982)
  • Capricci del destino, 1958 (trad. di Paola Ojetti, Feltrinelli, Milano, I ed. 1966)
  • Ombre sull'erba, 1960 (trad. di Silvia Gariglio, Adelphi, Milano, I ed. 1985)
  • Ehrengard, 1963 (trad. di Adriana Motti, Adelphi, Milano, I ed. 1979)
  • Carnevale e altri racconti postumi, 1979 (trad. di Eva Kampmann, Adelphi, Milano, I ed. 1990)
  • Lettere dall'Africa 1914-1931, 1981 (a cura di Frans Lasson, trad. di Bruno Berni, Adelphi, Milano, I ed. 1987)

domenica 2 gennaio 2022

IO, PAJATOSTA

 

IO, PAJATOSTA
Sandra Ceccarelli

- Questa è la storia di Pajatosta, nato due volte, di un papà, di una mamma e di una sorella coraggiosi e del percorso che hanno dovuto affrontare per l’adozione e per ottenere poi una diagnosi e vincere i pregiudiziADHD: quando pronunciamo queste quattro lettere c'è sempre qualcuno che pensa ad una nuova moda del fitness o, addirittura, ad una malattia infettiva. In realtà, dietro questo acronimo ci sono storie complesse, diverse, cariche di dolore e sconfitte, ma anche d’amore e traguardi raggiunti.Pajatosta, o meglio Vlad, questo è il suo vero nome (Pajatosta è il suo nomignolo, scoprirete come mai leggendo il romanzo) è un bambino russo cresciuto in un orfanotrofio che nasce la seconda volta quando Paolo e Rosella lo adottano e lo portano a Roma, dove lo aspetta Lisa, figlia naturale dei due, e i nonni.Vlad, una volta iniziata la scuola, però, non riesce a stare fermo un attimo, si distrae di continuo e dimentica le cose più banali: i libri, lo zaino con le scarpe da basket, l’igiene personale. Questa è la storia di Pajatosta, nato due volte, di un papà, di una mamma e di una sorella coraggiosi e del percorso che hanno dovuto affrontare per l’adozione e per ottenere poi una diagnosi e vincere i pregiudizi. Con l'aiuto di una neuropsichiatra infantile, la dottoressa Bordoni, Vlad risalirà la china: gli verrà diagnosticato il disturbo dell’attenzione e iperattività: una sindrome spesso non riconosciuta e diagnosticata, che si nasconde dietro l'acronimo ADHD e di cui forse non si parla abbastanza, nelle famiglie e nelle scuole, nonostante le diagnosi si stiano in questi anni moltiplicando.Pajatosta ormai è un uomo e vuole raccontare la sua storia a tutti, perché sempre meno ragazzi si ritrovino smarriti, sempre meno insegnanti li trattino come piccoli ribelli, sempre meno persone li giudichino, li isolino, non li capiscano.

DUE FUGLIE E ALTRI ANIMALI FEROCI

 

DUE FIGLIE
e altri animali feroci
Leo Ortolani

- Nel 2010 Leo Ortolani e la moglie Caterina hanno adottato due bambine colombiane. Com'è stato il processo di adozione internazionale? E ritrovarsi padre da un giorno all'altro? Leo racconta quasi in diretta ciò che gli è successo, tramite una ventina di lettere ad amici e parenti, che qualche anno fa sono diventate un libro con alcune illustrazioni a corredo. Da lungo tempo introvabile e fuori catalogo, quel libro torna oggi nell'edizione BAO, arricchito di cinquanta nuove pagine di fumetto e di una nuova copertina.





NEBBIA

 

NEBBIA
Marta Palazzesi

- Londra, 1880. Clay ha 13 anni ed è un mudlark, uno di quei ragazzi che vivono in baracche sul Tamigi, vendendo gli oggetti che trovano nel fango delle sue rive. Un giorno Clay si reca all’accampamento del nuovo circo arrivato in città e, sorpreso da Ollie, la piccola nipote della zingara, viene portato al cospetto della gabbia del lupo, l’ultimo esemplare rimasto nel Regno Unito. Nebbia, così lo chiama, è feroce, arrabbiato, assolutamente indomabile, forse anche in virtù dei metodi crudeli dei domatori, a cui Clay assiste di nascosto. Da quel momento, in Clay scatta qualcosa: vuole, con tutte le sue forze, che l’animale ritorni libero e, con la stessa tenacia, cerca di creare un legame con lui, aiutato da Ollie. La storia di Clay e Nebbia, prima all’interno del circo e poi con una sfrenata fuga verso la libertà nei boschi del Nord, è un grande inno alla tenacia, al non arrendersi e soprattutto al diritto di vivere la propria libertà. 

Siamo ciò che vogliamo essere

 

Siamo ciò che vogliamo essere
MANUALE DI SOPRAVVIVENZA URBANA
Stefano Ceccon


Cosa cerchiamo nell’attività fisico-motoria o nello sport?
Esteticità, forza, prestazione, socialize, divertimento, equilibrio?

Nella definizione del percorso più adatto alle nostre esigenze, siamo così sicuri di essere noi a scegliere o veniamo inesorabilmente scelti?

Con quale filosofia, approciamo al mondo dello sport? Perché talvolta è così complicato indurre un cambiamento di aspetto o alle nostre prestazioni? Perché non sentiamo l’esigenza di fare movimento?

Una lettura leggermente scientifica, talvolta ironica, a tratti scomoda e spinosa.

Un viaggio a bordo di un metaforico treno, attraverso territori inesplorati dalle inusuali stazioni di arrivo, in compagnia di bizzarri personaggi.

Un cammino introspettivo alla scoperta di una parte del proprio sé, quella legata alla proiezione evolutiva del nostro benessere psico-fisico.

IL GIOCO DEL ROVESCIO e altri racconti

 

IL GIOCO DEL ROVESCIO
E ALTRI RACCONTI
Antonio Tabucchi

“A rigore, questo libro è stato dettato dalla meraviglia. Ma dire dalla paura, forse, sarebbe più esatto”

“È vero, raccontare è un gioco e io, lo ammetto, amo molto giocare. Il gioco mi ha sempre tentato; ma in questo momento il gioco che più mi tenta è quello del Rovescio. E gli altri giochi che esso si porta appresso, naturalmente. Perché ci sono svariati giochi in questo libro, tutto sta nel lasciarsi tentare. Ma quello che importa è che tutte le sue variazioni, tutte le sorprese, i rischi e le audacie aprono strade che si dirigono verso un obiettivo finale, verso l’individuazione di un’unità contraddittoria. Inquietano e allarmano. Seducono. Sono illuminazioni che portano alla scoperta più profonda o più sottile, e che ci possono lasciare davanti a una bicicletta – personaggio che, carico di passato e di mistero, attraversa I pomeriggi del sabato – oppure condurci sull’orlo di un volto esorcizzato: un buco ritagliato in una fotografia. Detto questo, e di fronte a tutto il resto che questo libro mi offre, trovo conferma a una vecchia convinzione: che non c’è gioco gratuito neppure nei giochi dei bambini, che sono cose fin troppo serie, come gli psicologi insegnano. E tantomeno in letteratura, perché in essa non esiste maestro o croupier che la comandi. No, nell’avventura della scrittura non c’è mano che si alzi e che ordini: ‘Rien ne va plus, les jeux sont faits’.”

José Cardoso Pires
(dalla Prefazione all’edizione portoghese)

sabato 1 gennaio 2022

TRA LORO

 

TRA LORO
Richard Ford

- Nel profondo Sud degli Stati Uniti, tra i ruggenti anni Venti e gli anni desolati della Grande Depressione, una strana coppia percorre le strade assolate del Mississippi e dell'Arkansas su una Ford a due porte. Lui è il rappresentante di una ditta di amido per il bucato. Lei è sua moglie. Si sono conosciuti giovanissimi, si sono sposati, si amano e hanno deciso di viaggiare insieme per non doversi separare. E così, per una ventina d'anni, passeranno da un grossista all'altro, da un albergo all'altro, da un ristorante all'altro (festeggiando ogni tanto con qualche bevuta, alla faccia del Proibizionismo), felici di una vita che non potrebbe essere migliore. L'imprevista gravidanza della moglie cambia tutto. L'arrivo di un figlio inatteso separa inevitabilmente quella coppia così unita, costringendo l'uno a un pesante lavoro solitario, l'altra a una vita stanziale in città. Ma quel figlio, peraltro graditissimo e accolto con immensa gioia da entrambi i genitori, non è un ragazzo qualunque, e nel corso degli anni si affermerà come importante scrittore americano contemporaneo: l'autore di questo libro, Richard Ford.